.

Corano. قُرْآن Dall’arabo “Quran”, da “qaraa” che significa “leggere”. “Al-Kitâb”, il Libro per eccellenza.

Il Corano/Sacro Corano, scritto in una lingua araba letteraria vicina al linguaggio poetico, parzialmente influenzata dal dialetto Meccano, è composto da 114 “Sure” (“parti” o, meglio ancora “Capitoli”. Per taluni Studiosi, il termine arabo “Sura” deriva dal sanscrito “Sutra”, https://it.wikipedia.org/wiki/Sutra), formate a loro volta da circa 6236 âyât (“versi”, “righe”).

La Sura più lunga conta 286 versi, la più corta solo 3. Per un approfondimento veggasi, su Internet, la seguente pagina, http://it.wikipedia.org/wiki/Corano. Su Internet è riportato anche quato segue a proposito del Corano: “Il Corano come lo conosciamo ancora oggi, è il risultato di una decisione del terzo Califfo Otman (644-656), che una ventina di anni dopo la morte di Maometto si dovette confrontare con una divergenza di vedute tra Musulmani iracheni e Musulmani siriani per il fatto che esistevano diverse versioni del Corano. Decise quindi di mettere insieme queste due versioni in una sola.

Quando questa nuova versione fu redatta, spedì le copie del volume in tutto il suo Impero e diede l’ordine di distruggere tutti gli esemplari anteriori, cosa che fu fatta. Non resta quindi più ai nostri giorni nessuna versione anteriore a quella di Otman, nè una versione contemporanea a quella di Otman, e non è beninteso mai esistita una versione contemporanea a Maometto. Uno dei più vecchi esemplari conosciuti è un Corano del X secolo (più di duecento anni dopo il Califfato di Otman), ed è conservato in Iran nel Museo Pars di Chiraz. Ce n’è un altro al Museo Topkapi di Istambul. Si sa per certo che Otman apparteneva a un clan che si poneva come “concorrente” di quello di Maometto: dunque è probabile che la Sua versione possa differire dalle recitazioni originarie di Maometto, che in ogni modo, avevano già subito alterazioni nel corso degli anni. Il Califfo Otman fu assassinato proprio da Musulmani che consideravano la sua versione del Corano come “blasfema“. (fonte: http://s1m0ne.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1206834). A pagina 19 del libro di Nicola Turchi intitolato “Storia delle Religioni”, 2° Volume, parte 1. L’Islamismo, Sansoni, Firenze 15 dicembre 1962, disponibile con collocazione S.S. 2 (09) T 951 presso la Sala Umanistica, Sezione Religione, della Biblioteca Nazionale Centrale “Vittorio Emanuele II” di Roma zona Castro Pretorio, è riprodotto il frontespizio del Corano tradotto in italiano e pubblicato in Italia nel 1547, intitolato “L’Alcorano di Manometto”. Preziosi frammenti del Corano, aventi carattere cubico, si trovano nella Biblioteca Vaticana (Cod. Vat. Ar. 1605). Pagina dipinta del Corano, avente caratteri calligrafici naskhī (più slanciati e tondeggianti a differenza di quelli kufici, più squadrati e spigolosi), Baghdad, secolo XI Era Cristiana, si trova presso la Biblioteca Chester Beatty Library di Dublino, manoscritto 1431, f. 283 r.

Lascia un commento