
Blasonatura: Aquila bicipite di nero, coronata con la corona reale d’Epiro, rostrata e linguata di rosso, impugnante con la destra uno scettro, con la sinistra una spada. L’aquila è caricata in petto da uno scudo d’azzurro alla croce d’argento, arma di pretensione, a sua volta caricato da uno scudo partito; nel primo: d’oro al pozzo di rosso, sostenuto da due draghi di verde, alati, affrontati e contro rampanti, linguati di rosso con le code attorcigliate e passanti sotto al pozzo in croce di Sant’Andrea con il capo caricato di un’aquila napoleonica d’oro, a volo abbassato artigliante i fulmini dello stesso, alla spada al naturale, in fascia, l’ impugnatura alla destra. Nel secondo: d’oro a tre bande di rosso, con il sacco d’argento, legato; con il capo d’oro caricato di un’aquila coronata, di nero. Padiglione di rosso, foderato di vaio, coronato. Motto in lingua greca: KATA NOMON (κατὰ νόμον o, in latino, “Secundum Legem“). A seguire la mappa dell’Epiro del 1769.

La Real Casa d’Epiro è una realtà storica moderna (un così detto “Stato Meteora“, poiché ha avuto una durata assai breve, effimera; veggasi pure il seguente saggio intitolato “I “regni meteora” nell’Europa Orientale durante le Guerre Mondiali” del Chiarissimo Storiografo e già Onorevole Prof. Dott. Michele Rallo: https://dspace.bcucluj.ro/bitstream/123456789/180908/1/MicheleRallo.pdf) da non confondere con il Despotato d’Epiro del Medioevo e da non confondere con il Regno di Epiro del famoso Re Pirro (https://it.wikipedia.org/wiki/Regno_d%27Epiro). Il Despotato o Despotia d’Epiro fu uno degli Stati a nascere dallo smembramento dell’Impero Bizantino nel 1204 durante la quarta crociata. Esso reclamò il titolo di erede dello stesso Impero, come anche l’Impero di Nicea (https://it.wikipedia.org/wiki/Impero_di_Nicea) e l’Impero di Trebisonda (https://it.wikipedia.org/wiki/Impero_di_Trebisonda). Dopo la caduta di Costantinopoli, nel 1204, Michele I, membro della Famiglia Imperiale, assunto il controllo dell’Epiro con truppe a lui fedeli, lo difese dai Latini; vedendo ciò i Greci, sia della Tessaglia sia del Peloponneso, si posero sotto il Suo Protettorato. Michele I fu descritto dai Greci come un secondo Noè, in quanto dava loro riparo dall’alluvione dei Latini. Non se ne conosce né la data né il luogo di nascita; resse il Principato dal 1204 al 1214, anno in cui morì a Corfù.

Epiro del Nord 1914-1916. La Storia Balcanica è assai complicata e, spesso, ben poco conosciuta in Italia: è il caso dell’Epiro del Nord, indipendente dal 1914 al 1916 e, ancor oggi, con un proprio Pretendente al Trono che, tra l’altro, vive in Italia, come Pretendente in Esilio. Mentre in Italia alcuni, male informati, hanno messo in dubbio l’autenticità di tale Casa Sovrana, all’estero essa è stata fatta oggetto di alcune interessanti pubblicazioni che ne hanno dimostrato, per contro, l’autenticità con riferimento a documenti storici e a trattati internazionali fra Stati. Nel 2003 il Prof. Claude Chaussier, Docente presso l’ Università di Lille, ha pubblicato il testo “Le Royaume d’Epire, son histoire et sa Monarchie au XXIe siècle”. Il testo, ora esaurito, può essere reperito in copia anastatica richiedendolo all’illustre cattedratico presso la Sua Università. Di tale Casa Sovrana si è occupato nel 2003 anche il Dottor Celler Tibor, ungherese, membro dell’Almanach de Bruxelles, la cui autorevolezza è paragonabile al Gotha. Ebbene, nella Sua opera Uralkodò csalàdok tròn nélkul, ha censito le Case Sovrane mondiali la cui autenticità è fuori discussione, fra di esse la Real Casa d’Epiro. Il testo, ahimè, è in lingua ungherese, la difficilissima lingua del ceppo ugro finnico, una delle più difficili al mondo, comunque lo si può acquistare su INTERNET: digitando il titolo si viene infatti rimandati alla casa editrice. Chi volesse constatare i fatti può benissimo acquistare il volume e farsi tradurre le pagine relative alla Casa d’Epiro. O si può contattare il Professore e richiedergli direttamente una traduzione in francese… Ma per andare meno lontano si può consultare presso l’ Università degli studi di Messina, Facoltà di Scienze Politiche, la Tesi di Laurea “L’Epiro diviso e la minoranza greca d’Albania“, a.a.2002-2003. L’autrice, la Dottoressa Olga Nassis, italiana, ma di padre epirota, si è laureata in Scienze Politiche proprio con questa tesi in cui si dimostra in modo inequivocabile la serietà e l’autenticità della Casa d’Epiro. Chi potrebbe dubitare della serietà di documenti raccolti da una Università italiana sotto la supervisione del Chiarissimo Professor Saja, Ordinario presso tale Ateneo? Meno recente, ma molto interessante da consultare, è poi il testo Southern Albania or Northern Epirus in European International Affairs, 1912-1923, by Edith Pierpont Stickney, publicato negli U.S.A. nel dicembre 1926. Copia fotostatica può essere richiesta alla Stanford University, California. Le malelingue, poche comunque, che hanno messo in dubbio la serietà dello Stato Epirota e di una sua dinastia o addirittura ne hanno negato l’esistenza storica, sono state mosse dal fatto che la Storia Balcanica è poco conosciuta, alzi la mano chi sa che è esistito un Epiro indipendente nel XX secolo? Costoro, i “male informati“, hanno confuso l’Epiro indipendente del 1914-1916 con il Despotato d’Epiro Medievale, contesto totalmente differente, ossia hanno preso “fischi per fiaschi“, per usare una espressione colorita e popolare. Altre Case hanno avanzato in passato, talora riconosciute con Sentenze della Patria Magistratura, la Pretensione al Despotato d’Epiro, ma si tratta di una realtà storica ed araldica medievale che nulla ha a che fare con l’Epiro Moderno che fu riconosciuto a livello internazionale col Protocollo di Corfù che si può consultare nel volume 23° di Trattati e Convenzioni fra il Regno d’Italia e gli altri Stati, Edizioni Ministero Affari Esteri…e c’è qualcuno che pensa che il Ministero degli Affari Esteri non sia attendibile?
Il 17 Febbraio 1914 l’Epiro del Nord, terra di Lingua e Cultura Greca e di Religione Cristiana Ortodossa, che le potenze europee avevano attribuito a tavolino allo Stato Albanese, divenuto indipendente dalla Turchia nel 1913 per le pressioni internazionali esercitate dagli allora Impero Austro-Ungarico e Regno d’Italia, proclamò ad Argirocastro la propria indipendenza e costituì un Governo Insurrezionale Provvisorio. Infatti i confini dello stato albanese erano Stati delineati dalle Potenze Europee senza tener conto delle legittime aspirazioni dei greci del Nord Epiro che si trovarono inglobati, contro la loro volontà, nello Stato Albanese a maggioranza musulmana. Tale indipendenza fu riconosciuta con il Protocollo di Corfù, firmato il 5 Maggio 1914 dai rappresentanti d’Italia, Austria-Ungheria, Regno Unito, Francia, Germania, Russia, Albania e Governo Rivoluzionario del Nord Epiro. Si vedasi il testo del Protocollo di Corfù in “Trattati e Convenzioni fra il Regno d’Italia e gli altri Stati”, volume 23, edito dal Ministero degli Affari Esteri italiano. Alcuni Storici hanno parlato erroneamente, per tale Stato, di Repubblica Nord-Epirota, in realtà il Governo provvisorio del Nord Epiro non proclamò mai una Repubblica. A tale proposito è bene leggere il proclama di indipendenza. Il testo, redatto in greco letterario, è reperibile presso la Research Foundation on Northern Epirus (I.B.E.), fondata nel 1975 https://www.myallday.com/details-GRENz0503WhX/Research-Foundation-on-Northern-Epirus/ di Giannina, Grecia, indirizzo, 1A Kougkiou Street. Esso parla in modo inequivocabile d’indipendenza e, oltre che dal Capo Provvisorio (Capo Provvisorio, non Presidente) dello Stato Giorgio Cristaki Zografos è firmato in veste di Ministri dai Metropoliti Ortodossi Basilio di Drinopolis, Germano di Koritsa, Spiridione di Bella e Konitsa. La lettura del documento in lingua originale è assai interessante: lo stato indipendente non viene qualificato δημοκρατία -democrazia, termine che in greco significa Repubblica, ma πολιτεία-politeia, che significa governo democratico, cioè voluto dal popolo. E’ evidente, da questa scelta linguistica, che gli insorti non hanno fondato una repubblica e, di fatto, nel testo non si parla di repubblica, inoltre il Capo Provvisorio dello Stato esercitava poteri più da Monarca che da Presidente. Tra l’altro egli è definito nel testo ̀̀ηγεμών eghemòn, che significa Governatore, Reggente, persino Principe, in greco letterario, lingua in cui è scritto il testo, ma non Presidente. Il patriota Giorgio Cristaki Zografos (https://it.wikipedia.org/wiki/Georgios_Christakis-Zografos), Capo Provvisorio-Reggente, fu successivamente proclamato Re d’Epiro dai Metropoliti Ortodossi del Paese. A tale proposito si legga di Olga Nassis la tesi di laurea intitolata “L’Epiro diviso e la minoranza greca d’Albania“. Relatore il Chiarissimo Prof. Marcello Saija. Università degli Studi di Messina, facoltà di Scienze Politiche, anno accademico 2002-2003. La Dottoressa Nassis, italiana di padre epirota, si è recata in Grecia a compiere le Sue ricerche ed ha avuto modo di parlare con esponenti greco-epiroti, che le hanno fornito parte della documentazione utilizzata per la tesi. Si legga anche Claude Chaussier, “Le Royaume d’Epire, son Historie et sa Monarchie au XXI siècle“, Bruxelles, 2003, pag. 61. Su tali vicende si veda quanto scritto pure dall’Esperto di Storia Balcanica Onorevole Michele Rallo. A seguire il fiume epirota Acheron nel 1820. A seguire Giannina nel 1862 ed il castello di Suli nel 1890.



Filiazione del Governo Provvisorio del Nord Epiro (sorto all’indomani dell’evacuazione greca dei territori che il protocollo di Firenze aveva assegnato al nascente Principato d’Albania) il Regno d’Epiro venne proclamato nel marzo 1914, e la Sua corona fu attribuita al Nobile Gheòrghios Kristaki Zogràfos; questi era un esponente di quella corrente politica che ad Atene faceva capo al Re Konstantìnos I e che si opponeva all’atteggiamento rinunciatario del Governo di Elefthèrios Venizèlos (https://it.wikipedia.org/wiki/Eleutherios_Venizelos). Non è escluso, anzi, che la designazione di Zogràfos fosse stata pilotata proprio da Re Costantino, al fine di bilanciare l’azione del Governo Venizèlos. Attenzione: la denominazione era non Regno del Nord Epiro, ma Regno d’Epiro. Ciò non costituiva certo una manifestazione d’ostilità nei confronti della Madrepatria Ellenica, bensì la chiara rivendicazione di una precisa specificità nell’àmbito della Megàli Idèa, la “grande idea” panellenista. Ed era, nel contempo, una netta presa di distanza nei confronti del Governo Venizèlista di Atene, propenso ad abbandonare il territorio nordepirota al suo destino pur di ottenere – secondo i desiderata britannici – il ritiro dell’Italia dal Dodecanneso (https://it.wikipedia.org/wiki/Dodecaneso). Dunque, la formazione del Regno d’Epiro era accolta dall’ostilità del governo greco. Al contrario, e significativamente, poteva contare sul sostegno incondizionato della Chiesa Ortodossa. Non soltanto, infatti, erano stati i tre Metropliti epiroti a presiedere l’assemblea che aveva proclamato il Regno, ma era in un secondo tempo lo stesso Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli a riconoscere formalmente la nuova entità statale, ed a solennizzarla con l’attribuzione dell’autocefalìa alla Chiesa Ortodossa Epirota sotto l’Alto Protettorato di Re Zogràfos. (Per l’autocefalia: vedasi gli studi di Claude Chaussier). E’ appena il caso di notare che, nel Mondo Balcanico, il riconoscimento della Chiesa Ortodossa aveva infinitamente più valore che non quello di questo o quel governo, e che, quindi, la proclamazione dell’autocefalìa epirota rappresentava una sanzione definitiva della legittimità del Regno d’Epiro. La concessione dell’autocefalìa, inoltre, può essere oggi considerata come la prova dell’effettiva costituzione del Regno, da molti messa in dubbio: mai, infatti, le autorità religiose ortodosse avrebbero concesso tale attribuzione ad un semplice governatorato autonomo. Quanto al governo di Atene, continuerà a guardare con grande diffidenza al Regno d’Epiro; e non soltanto e non tanto per la questione nordepirota in sè, quanto piuttosto per la manifesta volontà del piccolo Regno di estendere la propria autorità e la propria rappresentatività a tutto l’Epiro, regione che da parte greca si voleva semplicemente includere nel territorio nazionale, senza il riconoscimento di alcuna particolarità, di alcuna specificità e, soprattutto, di alcuna autonomia. A nostro parere, era proprio il timore di una secessione epirota a convincere anche Re Costantino dell’opportunità di circoscrivere l’episodio, e ad indurlo – probabilmente – a chiedere al fido Zogràfos di farsi da parte e di dimenticare la Sua investitura reale. Gheòrghios Kristaki Zogràfos rientrava perciò disciplinatamente nell’ombra, accettava di andare a ricoprire il ruolo di Ministro degli Esteri nel governo costantinista di Dimìtrios Gùnaris (aprile 1915), e di un Regno d’Epiro non si parlava più, almeno ufficialmente. Il Regno, comunque, seguiva le sorti del Governo Provvisorio del Nord Epiro, e tramontava con l’occupazione militare del territorio nordepirota da parte albanese (novembre 1916). Da allora e fino agli anni ’90 del XX secolo, la rappresentanza dello Stato Nordepirota è stata assicurata dalla Chiesa Ortodossa e dai movimenti di resistenza al regime comunista albanese, che hanno promosso l’attività di governi in esilio. Dopo una lunga vacatio, infine, il teorico trono dell’Epiro è stato assegnato – proprio dai movimenti di resistenza – al Principe Alèxandros (nipote della Regina Geraldina d’Albania), il quale nel 2001 ha abdicato in favore di un Nobile italiano, il Principe Davide Pozzi Sacchi di Santa Sofia. http://www.europaorientale.net/sez2grecia_epiro.htm

omissis Alessandro d’Epiro previde espressamente nell’atto d’abdicazione, in accordo col Governo in esilio, che il successore, fruendo della pienezza della fons honorum, potesse conferire titoli nobiliari e onorificenze cavalleresche, come già egli aveva fatto. Disporre di un sistema premiale non è cosa fine a se stessa, ma ha uno scopo precipuo, permette infatti di onorare coloro che si sono distinti al servizio della causa e di mostrare benevolenza verso chi si è impegnato in campo sociale, umanitario, civile o militare. Insignire di una onorificenza uno straniero può inoltre essere un modo per far parlare di chi conferisce la decorazione e del movimento che egli rappresenta con lo scopo di far conoscere le vicende del Popolo d’Epiro. E’ uso comune, inoltre, nei rapporti fra Case Sovrane, scambiarsi onorificenze e una Casa che non ne avesse, sarebbe menomata nei suoi rapporti di cordialità verso le altre. Per quel che riguarda nello specifico la concessione di titoli nobiliari da parte del Capo di una Casa Sovrana anche se non è su di un trono, possiamo ricordare che ne conferì con parsimonia S.A.I. il Granduca Vladimir Kyrillovich Romanov (https://it.wikipedia.org/wiki/Vladimir_Kirillovi%C4%8D_Romanov), Capo della Casa Imperiale dei Romanov, lo fecero i vari Pretendenti Carlisti al Trono di Spagna, ne conferisce la Casa Imperiale d’Etiopia, per citare solo alcuni casi e tutti loro elargiscono pure onorificenze cavalleresche, quindi ciò che Alessandro faceva e confermò per il successore, rientra in un uso consolidato.



L’attuale Gran Principe d’Epiro, S.A.R. il Gran Principe d’Epiro, Principe Prof. Dott. Don Davide Pozzi Sacchi di Santa Sofia, sopra riportato in foto, è Gran Maestro di quattro Ordini Cavallereschi che sono l’Ordine Equestre dell’Aquila d’Epiro OEAE, l’Ordine al Merito dell’Aquila d’Epiro OMAE, l’Ordine al Merito Civile e la Croce al Merito.

Non intendiamo soffermarci più di tanto su di essi, non è questa la sede, diremo soltanto che, per quel che riguarda il primo sopra citato, la tradizione dice che fu fondato da Michele I (Michele I Comneno Ducas o Michele I Angelo … – Corfù, 1215 fu Despota dell’Epiro. La zona dell’Epiro da lui governata era la vecchia Provincia di Nicopoli. https://it.wikipedia.org/wiki/Michele_I_d%27Epiro), di cui già parlammo, nel 1207 e che il Governo del Nord Epiro lo rivitalizzò nel 1914-16. L’idea di disporre di un Ordine Cavalleresco fu chiaramente dovuta in primo luogo alla volontà di dare corso immediato a quanto previsto dal Protocollo di Corfù (https://it.wikipedia.org/wiki/Protocollo_di_Corf%C3%B9), in secondo luogo al desiderio di fruire di una onorificenza con cui premiare i combattenti per la libertà epirota.
Il Governo lo istituì, come dicevamo, sostenendo che esso era la rivitalizzazione di un ordine vetusto, già conferito da Michele I Angelo Ducas Comneno (https://it.wikipedia.org/wiki/Angeli_(famiglia)), antico paladino della libertà del Popolo d’Epiro. La Sua figura fu assai importante per l’Epiro perché fu sotto di lui che il Paese conobbe, per la prima volta, l’indipendenza, se escludiamo l’Antichità Classica. Il Despota Michele era membro della Famiglia Imperiale Bizantina e vi fu un momento in cui rivendicò pure il trono imperiale scontrandosi col Patriarca di Costantinopoli che gli preferì Teodoro I di Nicea. E’ certo che la sua famiglia conferì ab antiquo l’Ordine Cavalleresco denominato Milizia Aurata Costantiniana i cui primi Statuti furono redatti dall’ Imperatore Isacco Angelo (Isacco II Angelo (in greco medievale: Ισαάκιος Β’ Άγγελος, Isaakios II Angelos; settembre 1156 – Costantinopoli, 8 febbraio 1204) è stato un Imperatore Bizantino. Fu Basileus dei Romei due volte: I regno dal 12 settembre 1185 all’8 aprile 1195, II regno dal 18 giugno 1203 fino alla sua morte. https://it.wikipedia.org/wiki/Isacco_II_Angelo) nel 1191 che lo fondò probabilmente ad imitazione degli ordini i cui membri transitavano sui territori del suo Impero per recarsi in Terra Santa. Fra i Gran Maestri scaturiti da tale famiglia possiamo ricordare Andrea II, Principe di Macedonia, Duca di Durazzo e Drivasto, defunto nel 1479 e suo fratello Pietro I, deceduto nel 1511 e giova rammentare che Papa Giulio III (https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Giulio_III) con la Bolla Quod alias del 17 luglio 1551 garantì vari privilegi ai Principi Andrea e Geronimo Angelo. Va detto anche gli Angeli furono posti sotto la protezione spirituale del Patriarca di Alessandria con Ammonizione 7 novembre 1575 ed in essa il Capo del Casato è citato come Gran Maestro dei Cavalieri Costantiniani. Negli Statuti a stampa pubblicati a partire dal 1573 il Gran Maestro in carica afferma a chiare lettere che la sua famiglia dispone di tale ordine da tempo immemorabile: “Noi Hieronimo Angelo, Principe di Tessaglia, Duca e Conte di Drivasto, ecc, Sovrano e Gran Signore dell’ Illustre Militia Aureata Angelica di Costantino, ordiniamo che si come è stata sempre per lo passato nella nostra felicissima e Imperial Casa Angela cossi anco sia per l’avvenire, cioè, che tutti i nostri legittimi e naturali discendenti, siano in perpetuo Sovrani Patroni e Gran Signore de’ Cavalieri Aureati, Angelici, di Costantino Magno nostro progenitore sotto il titolo e sotto la prottetione del Beato Martire San Giorgio“.
La Milizia Angelica di Costantino, per alterne vicende che qui non intendiamo trattare perché ci porterebbero fuori dalla nostra ricerca, passò successivamente ai Farnese, indi ai Borbone – Napoli ed oggi è conosciuta come Ordine Costantiniano di San Giorgio. E’ certo che Michele I la conferì a partire dal 1207 e poiché egli usava il vessillo della Casa Imperiale di Costantinopoli, l’aquila bicipite di nero in campo rosso, essa risulta essere stata identificata, durante il suo regno, anche col nome di Milizia Aurata dell’Aquila d’Epiro. Il Governo Nordepirota, dunque, nel 1914, rifondandola col nome di Ordine dell’Aquila d’Epiro, intendeva collegarsi idealmente a Michele I e fare di tale Principe un mito fondante per la propria storia nazionale. Alessandro di tale ordine si presentava come terzo Gran Maestro perché ne venne considerato primo Michele, secondo Giorgio Cristaki Zografos (https://it.wikipedia.org/wiki/Georgios_Christakis-Zografos) il cui ritratto è visibile a seguire, Alessandro terzo, per cui l’attuale Gran Maestro è numerato come quarto.

Dopo l’abdicazione del Principe Alessandro il Principe Davide incaricò una commissione di stenderne i nuovi Statuti che sono stati promulgati il 1 Settembre 2002 e che, congiuntamente con gli Statuti degli altri ordini di collazione del Gran Principe, sono stati depositati presso l’Archivio di Stato di Sulmona. Con essi tale milizia ha assunto la denominazione di Ordine Equestre dell’Aquila d’Epiro per sottolinearne la vetustà e le nobili tradizioni, la decorazione è costituita da una croce ottagona, accantonata da quattro aquile bicipiti caricate dello stemma dell’Epiro Moderno. I colori sono il bianco e l’azzurro, propri del vessillo nordepirota ancor oggi utilizzato. Alessandro conferì l’Ordine facendo riferimento agli Statuti del 1914 senza tuttavia disporre delle decorazioni, di cui non si conosceva la foggia né si avevano descrizioni d’epoca, poiché le matrici venivano date per disperse nelle vicissitudini belliche dello Stato Nordepirota, ma esse sono state rinvenute nel 2003. Il ritrovamento è stato assai importante perché ha dimostrato, a chi avesse voluto negarne l’esistenza storica, che tale Ordine esiste davvero, nella sua versione moderna, dai tempi del Governo del Nord Epiro. Gli altri tre Ordini sono stati istituiti ex novo dal Gran Principe, nella stessa data, su proposta della predetta commissione. L’Ordine al Merito dell’Aquila d’Epiro OMAE è stato istituito per premiare i benemeriti per attività culturali e filantropiche a favore dell’Epiro, l’Ordine al Merito Civile ha il fine di onorare chi abbia esercitato professioni e compiuto studi che abbiano dato lustro alla Terra d’Epiro e per quanto riguarda la Croce al Merito è stata prevista la concessione “…a coloro che hanno tenuto condotta tale che li renda degni di Pubblico Encomio”.
L’attuale Capo di Nome e d’Arme del Regno d’Epiro è S.A.R. il Principe Prof. Dott. Don Davide Pozzi Sacchi di Santa Sofia, legittimo successore del Principe Alessandro d’Epiro e pertanto legittimo successore al Trono quale Pretendente.

Principe Prof. Dott. Don Davide Pozzi Sacchi di Santa Sofia, nato a Castel San Giovanni (PC) il 5 Maggio 1963, vivente. Pretendente al Trono d’Epiro per abdicazione a suo favore, in data 25 Marzo 2001, di S.A.R. Alessandro d’Epiro, abdicazione riconosciuta dalla S. Chiesa Ortodossa. Capo temporale della S. Chiesa Ortodossa Autocefala d’Epiro. Trattamento di Altezza Reale; nominato Principe della Casa Imperiale d’Etiopia da S.A.I. Philip Makonnen il 2 Marzo 2005 col trattamento di Cugino e di Altezza Imperiale della Casa d’Etiopia. Della famiglia Pozzi, di chiara ed antica Nobiltà Lombarda, esistono diverse diramazioni che si trovano sparse in tutta Italia ed anche in Francia e tutte sono egualmente ragguardevoli ed illustri per dignità, cariche ed onori; essa già comparve nella Matricula Nobilium d’Età Viscontea del 1277 col nome latino di De Puteo, tradotto nei secoli successivi, dai vari rami, con Dal Pozzo, Del Pozzo e Pozzi. Filadelfo Mugnos in “Teatro Genealogico delle famiglie nobili, titolate, feudatarie ed antiche del fedelissimo Regno di Sicilia viventi ed estinte, Palermo 1647, 1655, Messina 1670“, di essa scrisse, con particolare riguardo al ramo che si recò in Sicilia: “Prima della guerra civile de’ Visconti signoreggiava la Città di Alessandria, della quale non le rimase che una villa, ed un castello posseduti da un Giovanni del Pozzo gentiluomo d’onorata ricordanza; di là in Milano, Cremona, Parma, Torino, Sicilia si diffuse. Quivi da Alessandria nel 1286 i due fratelli Guglielmo e Giovanni vennero a’ servigi di Re Giacomo contro il francese Re di Napoli, indi a quelli di Federico II 1296: se nonché il primo di essi cioè Guglielmo stanziò in Messina, ove nobilmente visse, rendendosi genitore di Filippo primo Barone di Curali 1394, e di altri illustri gentiluomini, tra’ quali un Marchese Giovanni del Pozzo, un Gianfrancesco primo Principe del Parco 1650 fondatore della Commenda Gerosolimitana di Alcina in Messina, un Giarraimondo Vescovo di Este, altro Giovanni investito 1696, la di cui linea venne ad estinguersi in Casa Papardo pel matrimonio di Violante del Pozzo Principessa del Parco 1737, con Bernardo Papardo. Intanto il secondo cioè Giovanni si accasò in Agrigento. Da quest’ultimo venne un Simone, che stabilì la sua dimora in Palermo, ove fu Senatore 1338. Il di lui figlio Giovanni fu Capitano di detta città. Fiorirono inoltre: un Filippo Barone di Molocca 1429; un Gianluigi, che acquistò le Baronie di Graziano, Gallilauro. Montefusco, della Crucifia, e fu Signore di Grottarossa e Daliella; un Matteo Barone della Terra di Motta d’Affermo 1587, ed altri che per brevità tralasciamo. Epperò vanta dei Cavalieri Gerosolimitani, come un fra’ Luigi Priore di Pisa 1523, ed un fra’ Nicolò 1558”. E’ per l’appunto dai Dal Pozzo di Alessandria, fregiati nelle varie discendenze dei titoli di Marchesi di Annone, Patrizi di Alessandria, Nobili, che la tradizione dice derivassero dalla famiglia romana Scribonia, che hanno avuto origine tutti gli altri ceppi, fra i quali possiamo citare i Dal Pozzo di Pavia e Firenze, Conti di Castellino e San Vincenzo ed i Pozzi di Cremona, di Nobiltà Civica. Il Crollalanza di questi ultimi rammenta che trentacinque di essi furono Decurioni, il primo fu Manfredino, eletto nel 1115 e l’ultimo Camillo nel 1744; indi ricorda che Guglielmo fu Senatore nel 1125 e Carlo nel 1179 e che il Giureconsulto Bartolomeo fu fra i compilatori degli Statuti di Cremona nel XIV secolo. A riprova che i vari rami avevano origine comune sta il fatto che tutti hanno usato lo stesso stemma araldico/gentilizio “d’oro al pozzo di rosso, sostenuto da due draghi di verde, affrontati e controrampanti, linguati di rosso con le code passanti sotto il pozzo in croce di Sant’Andrea“, arma alzata ab immemorabili anche dalla famiglia paterna del Principe Davide. Presso l’archivio del Nob. Don Vittorio Urbano Crivelli Visconti, insigne studioso della famiglie nobili italiane vi è un fascicolo, relativo alla famiglia paterna del Principe Davide, corredato di tavole genealogiche e stemma, da cui risulta in modo inconfutabile il titolo di Nobile ed il diritto di utilizzare tale arma. Dopo l’abdicazione a suo favore di S.A.R. il Principe Alessandro d’Epiro, Don Davide ha assunto un nuovo stemma rispettoso dell’araldica balcanica ed adeguato al nuovo rango assunto. In tale stemma è stata inquartata l’antica arma di famiglia. Fra i vari titoli di cui Sua Altezza è insignito vi è quello di Conte di Caorso secondo la Legislazione Napoleonica del Regno italico, di Barone dei Sacri Palazzi Apostolici del Laterano, Nobiltà personale, di Fidalgo Caballeiro, Nobiltà Ereditaria portoghese e l’ onorificenza di Ufficiale d’Onore delI’Impero Francese. E’ inoltre Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Imperiale della Stella d’Onore dell’Impero Etiopico, Gran Croce dell’Ordine Imperiale Etiopico di Santa Maria di Zion, Commendatore con placca (Grande Ufficiale) dell’Ordine di N.S. della Concezione di Villa Viçosa, Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (O.M.R.I.), Crux Meriti del Sovrano Militare Ordine di Malta, Croix des Anciens Militaires, Colonnello Onorario del Kentucky e Colonnello Onorario dell’Alabama (Istituzioni Premiali Statunitensi a firma dei rispettivi Governatori degli Stati del Kentucky e dell’Alabama).

Contatti. La Cancelleria degli Ordini Dinastici della Real Casa di Epiro desidera rendere edotti tutti coloro i quali volessero presentare domanda di ammissione nell’Ordine Equestre dell’Aquila di Epiro di contattare gentilmente il seguente indirizzo di Posta Elettronica / E-Mail: marquis@inwind.it Sperando di avere fatto opera gradita, la Cancelleria degli Ordini Dinastici della Real Casa di Epiro, coglie l’occasione per porgere cordiali e cavallereschi saluti.
Veggasi pure, per maggiori informazioni, le seguenti pagine Web:
Canale Ufficiale del Regno di Epiro in Esilio su Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCtoksxd7k0F_9_EdgxyZdkw
NUOVO canale Telegram della Real Casa d’Epiro: t.me/realcasadiepirocanaleufficiale
Pagina Ufficiale della Santa Chiesa Ortodossa Autocefala d’Epiro: https://www.epirus-church.org/
Pagina Web Ufficiale: https://realecasadiepiro.jimdofree.com/







