

L’International College of Arms of the Noblesse (ICAN) in italiano Collegio Internazionale d’Armi della Nobiltà, fu fondato nel 1925 in occasione della International Convention of the Noblesse de Race (Convenzione Internazionale della Nobiltà di Razza) negli Stati Uniti d’America, in virtù dei poteri precedentemente confermati alla Nobiltà da Francesco II, Re di Francia, ed estesi al Canada francofono.

Re Francesco II riconobbe il Diritto della Nobiltà di autogovernarsi in tutte le questioni araldiche, diritto che fu poi confermato ed esteso dalle Ordinanze dei Re di Francia del 1725 e del 1744 rispettivamente, come riconosciuto e mantenuto dagli Articoli XXXVII e XLV della Capitolazione di Montréal del 1760 e garantito dal Quebéc-Canada Act del 1774 e dagli Articoli II e XXVI del Trattato di Parigi del 1763.

Alla Convenzione Internazionale del 1925, il Collegio fu posto sotto il controllo del Conte H. Victor Cherep-Spiridovich, già Aiutante di Campo dello Zar Nicola II di Russia. Da lui, passò all’Arcivescovo Ortodosso britannico Mar Frederic Harrington, e alla morte di quest’ultimo nel 1942, gli succedette come Araldo Supremo – Grande Araldo Mar Jacobus II, Patriarca britannico. Nel 1945, Mar Jacobus II nominò suo successore Mar Georgius, Catholicos d’Occidente.


Il Collegio fu costituito in India il 20 febbraio 1950 (registrazione 5/1950) ai sensi della Legge XXI del 1860 (registrazione 5/1950) come corporazione costituente del Catholicate of the West fondato nel 1944 (Cattolicato d’Occidente, https://san-luigi.org/churches/catholicate-of-the-west/). Nel 1953, Mar Georgius separò la sua attività dal Catholicosato, abbandonando la costituzione in India, e fondò una nuova organizzazione. Tuttavia, il Catholicate of the West continuò ad esistere indipendentemente da Mar Georgius e il 6 agosto 1977 fu formalmente unito alla guida della Apostolic Episcopal Church (Chiesa Episcopale Apostolica) con un atto registrato presso il Segretario di Stato della California, USA.



Nel febbraio 2015, l’attuale Principe-Abate di San Luigi, l’Arcivescovo Prof. Dr. Edmond John Kersey de Polanie-Patrikios, conosciuto anche in breve come John Kersey, è diventato anche Vescovo Presidente (Primate) della Apostolic Episcopal Church (fondata nel 1925 ed incorporata nello Stato di New York nel 1932) e Catholicos d’Occidente, per cui il Collegio è entrato a far parte di un’amministrazione comune con l’Abbazia-Principato di San Luigi sotto la guida del Principe-Abate in qualità di Supremo Araldo-Maresciallo. Oggi il Collegio comprende i Collegi Araldici dell’Abbazia-Principato di San Luigi e della Reale Bielorussia.


Il Collegio Internazionale ha il potere di concedere, riconoscere e registrare stemmi, di confermare e registrare titoli nobiliari e cavallereschi, di raccogliere titoli derivanti da diverse fonti d’onore e di provare la trasmissione di onorificenze ereditarie. In generale, svolge attività di ricerca e gestisce archivi in materia araldica e nobiliare. È un Ente Internazionale, senza limitazioni geografiche, salvo che le Sue attività sono circoscritte alle aree in cui non esiste un Organismo Araldico Governativo competente a svolgere il lavoro in questione. In pratica, ciò significa che si rivolge principalmente a coloro che vivono in paesi in cui non esiste un Organismo Araldico Governativo. Nei Paesi nei quali esiste un Organismo Araldico Governativo, può svolgere attività che, per qualsiasi motivo, non sono regolate dalla Legge o svolte ufficialmente.
Si prega di notare che l’International College of Arms of the Noblesse non ha autorizzato terze parti a fornire servizi commerciali a suo nome o a rappresentarlo su siti web. Qualsiasi offerta di questo tipo, in particolare se presentata nel contesto di “Titoli Nobiliari” e titoli esoterici non riconosciuti, deve essere considerata fraudolenta.
Si prega di consultare l’avviso allegato a questa pagina Web: https://san-luigi.org/2017/10/23/false-claims-to-the-international-college-of-arms-of-the-noblesse-by-john-charlton-rudge-john-the-duke-of-avram/
Il ruolo del Collegio Internazionale d’Armi della Nobiltà/International College of Arms of the Noblesse – ICAN.
Quando un’Autorità Araldica Governativa registra uno stemma araldico, ha il potere di concedergli una certa tutela legale. Un’Autorità Araldica Privata non può farlo. Può solo aspirare a mantenere un registro di stemmi ben ordinato che potrebbe, in futuro, acquisire uno status ufficiale.
Il Collegio Internazionale d’Armi della Nobiltà, oltre alle Sue altre attività internazionali, registra stemmi personali, di organizzazioni e civici per i soggetti che ne hanno diritto in base alla sua sfera di competenza. Può fornire consulenza sulla progettazione di nuovi stemmi secondo le regole tradizionali dell’araldica e confermare il diritto di individui a stemmi esistenti sulla base di prove genealogiche fornite. Registra inoltre il diritto di coloro che hanno ascendenza nobiliare a Titoli Nobiliari, sempre previa presentazione di prove adeguate. In alcuni casi, può svolgere ricerche araldiche e genealogiche.
Veggasi, per maggiori informazioni, la seguente pagina Web: https://san-luigi.org/associations/international-college-of-arms-of-the-noblesse/
Araldica ovvero l’Arte – o Scienza – del Blasone. Gli antichi scrittori la chiamarono “Nobilissima Armorum Scientia”, “Scienza della Gloria”, “Scienza Amabile ed Eroica”. Essa rende note le origini, le genealogie, le chiarissime gesta degli uomini grandi, per mezzo delle armi vere e legittime, che sono contrassegni certi di chiara Nobiltà. In latino “Stemmarium Scientia”, in francese “Héraldique” ovvero “Art Héraldique”, ovvero “Blason”, in inglese “Heraldry” ovvero “Blazon”, in tedesco “Wappenkunde”, in spagnolo/castigliano “Blason”, in somalo “Culuunta darista summadaha abtirsiinyada ee waa hore jiri jirei”. E’ la Disciplina o Scienza Ausiliaria della Storia[1] che insegna a comporre le “Armi” (il complesso di tutte le figure, gli emblemi, i colori e le ornamentazioni che servono ad individuare una persona, una Famiglia, un Ente. Sinonimo aulico, colto, di “Stemma”) e pertanto insegna a comporre uno Stemma, Nobiliare, Sovrano, etc. Proviene da “Araldo”, che significa “Messo”, etimologicamente derivante dal germanico “Hariowaldus”, antico alto tedesco “Heriowalt”, (in somalo, ad esempio “Naadiye, baafiye, afhayeen”), nome che starebbe a indicare l’Ufficiale di una Armata, oppure colui che conosceva tutti gli Dèi di una Stirpe e le Famiglie alle quali esse appartenevano.
La Storia dell’Araldica puosi dividere in cinque distinti periodi storici:
- origine delle armi che va da Enrico l’uccellatore alla prima Crociata; 2) Delle Crociate; 3) Delle Fazioni (1200-1500); 4) Moderno (1500-1700); 5) Contemporaneo.
Protagonisti della (prima) Crociata furono i Cavalieri Normanni, spesso figli cadetti, di Normandia – al comando di Conti come Ugo di Vermadois, Roberto II di Normandia, Raimondo di Tolosa, Goffredo di Buglione – e dell’Italia Meridionale – diretti da Tancredi e Boemondo d’Altavilla, cui si unirono altri Cavalieri dal Principato capuano, e dalla Puglia. La presa di Gerusalemme del 1100, concluse la prima Crociata. Blasone. In provenzale “Blesos” oppure “Blisos”, in spagnolo (castigliano) e francese “Blason”, in antico francese “Blezon”, in catalano “Blasò”, in portoghese “Brasâo: dall’anglo Sassone “Bläse” (inglese “Blaze”) = Alto Tedesco Medievale “Blas”, fiaccola, fiamma, splendore (si confronti al riguardo “Bragia”), e quindi fregio splendido apposto sullo scudo per contrassegno o per pompa, ad pompam, ad ostentationem.
Altri Studiosi suppongono che il termine derivi dal verbo “Blàsen”, cioè soffiare, poiché l’Araldo doveva annunziare suonando l’apparire di ciascun Cavaliere del Torneo e spiegare il suo Stemma Gentilizio, cosa che dicevasi in tedesco “Das Wappen aus Blasen”, bandire lo stemma: ovvero, dal tedesco “Blase”, bolla a causa della forma rotonda dello scudo oppure anche dall’ antico alto tedesco “Blass” cioè biancheggiante (da cui “Blässe”, macchia bianca), quasi accennando alle strisce che sovente intersecano il campo di uno scudo gentilizio. Tutto ciò che insieme unito compone un’Arma Gentilizia. In senso figurato Blasone è sinonimo di Nobiltà ed anche di Araldica (Blasonato = Nobile).
Stemma. Dal greco “Stemmata”, voce antica atta ad indicare le corone di alloro con le quali nell’antica Grecia si usavano adornare le immagini degli Antenati. In albanese “Stema”, in romeno “Stemă” oppure “Blazon, Scut, Herb”. In polacco “Herb”. Nome moderno per “Arma” o “Arme” (vedasi questa nota). In turco “Arma”. In inglese “Coat of Arms”, in tedesco “Wappen”, in olandese “Wapen”, in estone “Vapp”, in catalano “Escut d’Armes”, in portoghese “Brasão de Armas” oppure più semplicemente “Brasão”. È un elemento grafico nato con lo scopo di identificare una persona, un gruppo sociale, un territorio. Lo Scudo è un elemento fondamentale dello Stemma. Stemma. E’ legato ad un Cognome, cioè al Nome di Famiglia. Il Cognome è una forma distintiva personale che caratterizza gli appartenenti ad un medesimo gruppo sociale organizzato, cioè la Famiglia. La Corte di Cassazione (Cassazione Civile, Sezione I, 13 luglio 1971, n°. 2242) ha considerato segno distintivo della personalità – seppure secondario – perfino lo Stemma Familiare. Veggasi, per maggiori informazioni, le seguenti pagine Web: http://it.wikipedia.org/wiki/Stemma e http://it.wikipedia.org/wiki/Stemma_araldico
Blasone. In provenzale “Blesos” oppure “Blisos”, in spagnolo (castigliano) e francese “Blason”, in antico francese “Blezon”, in catalano “Blasò”, in portoghese “Brasâo: dall’anglo Sassone “Bläse” (inglese “Blaze”) = Alto Tedesco Medievale “Blas”, fiaccola, fiamma, splendore (si confronti al riguardo “Bragia”), e quindi fregio splendido apposto sullo scudo per contrassegno o per pompa, ad pompam, ad ostentationem. Altri Studiosi suppongono che il termine derivi dal verbo “Blàsen”, cioè soffiare, poiché l’Araldo doveva annunziare suonando l’apparire di ciascun Cavaliere del Torneo e spiegare il suo stemma gentilizio, cosa che dicevasi in tedesco “Das Wappen aus Blasen”, bandire lo stemma: ovvero, dal tedesco “Blase”, bolla a causa della forma rotonda dello scudo oppure anche dall’ antico alto tedesco “Blass” cioè biancheggiante (da cui “Blässe”, macchia bianca), quasi accennando alle strisce che sovente intersecano il campo di uno scudo gentilizio. Tutto ciò che insieme unito compone un’Arma Gentilizia. In senso figurato Blasone è sinonimo di Nobiltà ed anche di Araldica (Blasonato = Nobile). In inglese moderno “Blason” in tedesco moderno “Wappenkunde”. Ricordiamo la celebre definizione del Menestrier, nella Sua“Art du Blason justifiées”, 1661: “Le Blason est une espècie d’Encyclopedie. Il a sa Théologie, sa Geographie, sa Jurisprudence, Géometrie, son Histoire et sa Grammaire” (citato a pagina 10 del testo “I 26 secoli della Scienza Araldica”, a cura di Sergio Luigi Sergiacomi de’ Aicardi[1], Stab. Tip. Garattoni di Rimini, Tipografia S. Giuseppe dell’Istituto Maschile, 1962, reperibile presso la Biblioteca Comunale Centrale Sormani di Milano. “Il termine di Blasone, derivato dal francese, ha in pratica il medesimo significato di Araldica (ma noi ci serviremo sempre della voce Araldica, più chiara ed evidente. Sovente il vocabolo Blasone è usato come sinonimo di stemma)”. Omissis. “La grande stagione dell’Araldica, che era durata dal secolo XII alla fine del XVIII, subì un’eclissi nel 1796-1799, con la Rivoluzione Francese. Abolita la Nobiltà, aboliti i privilegi feudali, lo spirito rivoluzionario delle truppe francesi in Italia, subito imitato da improvvisati «democratici» locali, si scatenò contro gli stemmi, definiti «simboli dell’aborrita tirannide». Riferisco, a titolo di esempio, la testimonianza d’un diario contemporaneo, quello di Giuseppe Antonio Sala[2]: «Il 25 febbraio 1798 si ebbe nella chiesa della Rotonda una adunata di Ufficiali francesi e il Comandante rivolse un proclama ai Romani, ordinando di abbattere entro 8 giorni tutti gli stemmi di pietra e di qualsiasi altra materia. Oltre a perdere dei bellissimi intagli — scrive il Sala – mancheranno in più luoghi gli ornamenti che essi facevano, e si guasterà l’architettura; oltre al cancellarsi in tal guisa la memoria di quelle persone benemerite che fecero utili stabilimenti e eressero grandiose fabbriche non meno sacre che profane». Il 20 marzo seguente, scalpellati a Roma tutti gli stemmi del Campidoglio venne piantato sulla piazza l’Albero della Libertà[3]; sul Ponte Sant’Angelo si sostituirono i magnifici scudi papali con fasci consolari e berretti frigi, che furono ripetuti in gesso e in stucco, per tutta Roma (non c’era tempo e non c’erano quattrini per farli di marmo). Così ad una serie di stemmi se ne sostituiva un’altra … Fortunatamente gli scalpellini di Roma, meno entusiasti dei «repubblicani» ed anche consci delle fatiche che avevano fatte gli scultori degli stemmi di pietra, in molti casi coprirono tali scudi con stucco, sul quale modellarono fasci o «berretti della libertà». Ma in Castel Sant’Angelo[4] lo scempio fu quasi totale; si salvarono soltanto alcune insegne che per essere troppo in alto non poterono essere devastate. Fu imposto un berretto frigio alla statua di San Michele Arcangelo, la quale venne pitturata di rosso, bianco, azzurro, i colori della bandiera di Francia. Analogo trattamento subirono gli stemmi in quasi tutta l’Italia. A Milano i Cronisti annotarono con doloroso stupore la distruzione della bellissima «Grand’Arme di Spagna» in Duomo[5] (arme che, si noti, era stata rispettata dall’Austria quando si era installata in Lombardia nel 1706) e di un numero considerevole di scudi di pregio, che costituivano parti d’importanti architetture. E nelle principali città si fecero sfregi permanenti ed assurdi a monumenti insigni. Ma il fervore dei rivoluzionari subì un duro colpo nel 1805, quando Napoleone cinse la corona imperiale, conferì circa quattromila Titoli Nobiliari (mentre i Re di Francia, dal 1620 al 1792, ne avevano concessi meno di tremila) e riempì l’Europa di una nuova Araldica. In sostanza gli stemmi furono distrutti perché erano un segno vivo e noto (e fino allora rispettato, sia pure con qualche malumore), di una certa struttura sociale, di un potere – che però alla fine del Settecento era quasi soltanto onorifico e formale – e soprattutto di una distinzione degli uomini in titolari e no, che i Francesi affermavano finita. In quel periodo di analfabetismo diffuso l’Araldica era simbolo evidente, perciò il demolire gli scudi era un atto politico assai più comprensibile alla non massa che l’affissione di manifesti sulla fine della Nobiltà. A noi che vediamo i fatti in una prospettiva lontana, quelle distruzioni appaiono solo come vandalismi assurdi, e giustamente rimpiangiamo le insegne araldiche abbattute, in quanto ornamenti di pregio e testimonianze storiche insostituibili, ma i rivoluzionari fecero leva sul concetto dei simboli di privilegio che esprimevano una situazione e determinati rapporti sociali, insegne di dignità che dovevano scomparire. Lo stemma, insomma, non era considerato un fatto storico, ma di vita della società, e come tale non si sottrasse al furore della lotta politica.
E ciò dimostra, sia pure a rovescio, l’efficacia e la forza dell’Araldica. (E se ne ebbe presto la riprova nella nuova Aristocrazia creata da Napoleone e nella miriade di stemmi e di titoli da lui conferiti a famiglie e nelle insegne blasoniche assegnate a Comuni e ad Enti).[6] A questo punto sarebbe molto interessante una «mappa» ragionata delle distruzioni: le regioni, le città maggiori e i centri minori, e poi i palazzi, i castelli, le chiese (persino nelle cappelle funerarie dei cimiteri furono abrasi i simboli nobiliari). Si demolirono anche stemmi di enti ed istituti, di ospedali, di «collegia», di corporazioni d’arti e mestieri, ecc. Un’indagine del genere avrebbe un notevole interesse non soltanto per l’araldica ma soprattutto per la storia politica e sociale” (dal libro di Giacomo Carlo Bascapè e Marcello DEL PIAZZO con la cooperazione di Luigi BORGIA, avente titolo “Insegne e simboli, araldica pubblica e privata, medievale e moderna”, Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, Roma 1983, stampato dalla Casa Editrice Felice Le Monnier di Firenze con i tipi degli Stabilimenti Tipolitografici «E. Ariani» e «L’Arte della Stampa» di Firenze)
[1] Altrove risulta Conte, Professore, Cavaliere di Gran Croce, Presidente del “World Institute of Historical Regions”. Scrittore, Esperto di Storia. https://www.chiesaviva.com/libro%20sergiacomi.pdf https://urse.eu/cordoglio-per-la-scomparsa-del-conte-prof-sergio-sergiacomi-de-aicardi/
[2] M. Dell’Arco, Gli stemmi scalpellati, in “Giornale d’Italia”, 8-9 Agosto 1972. Sugli Stemmi scalpellati, veggasi pure “Iscrizioni e stemmi veneti scalpellati sulle fortezze veronesi” di Giuseppe Gerola,Verona, Soc. Tip. Cooperativa, 1911, 22 pagine; 25 cm, Estratto da: “Madonna Verona”, fascicolo 17, volume 4. Giuseppe Gerola (1877-1938) fu Storico d’Arte, Studioso di Araldica, Numismatica, Iconografia ed Epigrafia, Pubblicista, Restauratore, Sopraintendente alle Belle Arti. Nato a Arsiero (VI) e morto a Trento.
[3] Albero della Libertà. Secondo l’autorevole Wikipedia: “L’Albero della Libertà fu un simbolo della Rivoluzione francese. Storia. Durante la Rivoluzione Francese i Repubblicani piantarono il primo Albero della Libertà nel 1790, a Parigi. Gli Alberi della Libertà vennero successivamente piantati in ogni Municipio di Francia e anche in Svizzera e in Italia. Generalmente gli Alberi della Libertà erano piantati nella piazza principale della città. Molti di questi alberi furono sradicati una volta passato il Periodo Rivoluzionario. Tuttavia, alcuni sono ancora presenti. Un Decreto della Convenzione del 1792 ne regolava l’uso e l’addobbo: l’Albero della Libertà, che di fatto era un palo, era sormontato dal berretto frigio rosso e adorno di bandiere. Veniva usato per cerimonie civili: giuramento dei Magistrati, falò di diplomi nobiliari e anche per festeggiamenti rivoluzionari come la danza della Carmagnola. L’Albero della Libertà rimase un simbolo della ideologia liberale repubblicana, e come tale venne talvolta impiantato anche negli anni successivi, in occasione di eventi repubblicani. Per esempio a Ravenna il 15 febbraio 1849, in piazza del Popolo, per festeggiare la nascita della Repubblica Romana, avvenuta pochi giorni prima, venne impiantato un nuovo Albero della Libertà nel medesimo posto di quello eretto nel 1797 durante il Periodo Napoleonico. Sempre lo stesso giorno un Albero della Libertà venne piantato ad Alfonsine, e fino al ritorno del potere papalino e conseguente suo abbattimento divenne sede di un rituale di matrimonio civile: i due sposi, girando attorno all’albero pronunciavano le seguenti frasi: Sotto quest’Albero / Di verdi foglie, O cari amici, / Questa è mia moglie. […] Sotto a quest’Albero / Bello e fiorito, Questi, il vedete, / È mio marito”. Veggasi, per maggiori informazioni, la seguente pagina Web: https://it.wikipedia.org/wiki/Albero_della_libert%C3%A0
[4] Castel Sant’Angelo. Secondo l’autorevole Wikipedia: “Castel Sant’Angelo (o Mole Adrianorum o Castellum Crescentii nel X-XII sec.), detto anche Mausoleo di Adriano, è un monumento di Roma, situato sulla sponda destra del Tevere di fronte al Pons Aelius (attuale Ponte Sant’Angelo), a poca distanza dal Vaticano, tra il Rione di Borgo e quello di Prati; è collegato allo Stato del Vaticano attraverso il corridoio fortificato del “passetto“. Il castello è stato radicalmente modificato più volte in epoca medievale e rinascimentale. Proprietà demaniale dello Stato Italiano, dal dicembre 2014 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali lo ha gestito tramite il Polo museale del Lazio, e dal dicembre 2019 attraverso la Direzione Musei Statali di Roma”. Veggasi, per maggiori informazioni, la seguente pagina web: https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Sant%27Angelo
[5] Duomo. Secondo l’autorevole Wikipedia: “Duomo è il termine con cui talora si designa per consuetudine la chiesa principale di un centro urbano, in particolare nei paesi di lingua italiana e tedesca. È spesso anche la cattedrale della diocesi”. Veggasi, per maggiori informazioni, la seguente pagina Web: http://it.wikipedia.org/wiki/Duomo
[6] Dell’Araldica Napoleonica si sappia che l’Imperatore Napoleone I Bonaparte rivoluzionò il tutto: tolse le corone per mettere i Berrettoni ornati di piume di struzzo.
[1] Scienze Ausiliarie della Storia. Veggasi, per maggiori informazioni, la seguente pagina Web: http://it.wikipedia.org/wiki/Scienze_ausiliarie_della_storia
